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by Angelica
08 Mar 2021

Brainstorming: ci aiuta o è inutile fuffa?

Brainstorming è una di quelle parole americane ormai entrata nel nostro vocabolario che ci fa sentire subito più “cool” e “disruptive”, ma siamo sicuri di aver compreso di cosa si tratta e come funziona?

Per evitare equivoci, facciamo un passo indietro e partiamo dalle basi: il brainstorming è un’attività che ha l’obiettivo di generare un grande numero di idee in poco tempo, facendo emergere la componente creativa e sfruttando la sinergia del gruppo; e se prima era una prerogativa degli ambienti più creativi e innovativi, come agenzie o start-up, oggi è utilizzata anche nelle grandi aziende e negli ambienti più formali.

Questa tecnica nasce nel 1941 dal pubblicitario Alex Osborn, vice presidente dell’agenzia pubblicitaria americana BBDO, che durante le riunioni di lavoro con il suo team si rendeva conto che spesso era più il tempo passato a criticare i pensieri altrui che quello effettivamente usato per elaborare nuove idee, e pensò che fosse necessario un metodo per garantire che il flusso creativo potesse davvero realizzarsi.

Merita una nota l’etimologia della parola “brainstorming”, associata frequentemente al concetto di “tempesta di idee” ma che in realtà deriva dal verbo “to storm”, prendere d’assalto: l’analogia infatti aveva lo scopo di richiamare le strategie militari, organizzate ed efficienti, ed utilizzarle nella ricerca di nuove idee.

Un altro metodo moderno per generare nuove idee e coadiuvare i processi creativi è il design thinking, che sfrutta una serie di tool e linee guida per potenziare la co-creazione.

Tuttavia questi metodi spesso vengono criticati perché non portano a risultati concreti, facendo riferimento al brainstorming, le principali problematiche che possono emergere sono:

  • l’autocensura, ovvero il meccanismo inconscio che può farci sentire giudicati e timorosi di sbagliare, inibendo di conseguenza la condivisione delle nostre idee.
  • la perdita di concentrazione, infatti lavorare in team può migliorare la performance ma rischia anche di generare confusione e di far perdere il focus del progetto.

Quindi come evitare di cadere in questi errori e svolgere al meglio una seduta di brainstorming? Organizzandosi, e curando tutte le fasi del processo:

Le 3 fasi che non possono mancare in un brainstorming efficace:

  • Preparazione

Per prima cosa è necessario definire chiaramente gli obiettivi da raggiungere, in seguito è importante scegliere un numero giusto di partecipanti (abbastanza da garantire differenziazione, ma non troppi da creare confusione) e informarli adeguatamente. 

Altro punto fondamentale è la scelta di un moderatore competente nella materia, che condurrà la discussione e ne scandirà i tempi, riportando i partecipanti all’ordine se necessario.

  • Svolgimento

In questo momento avviene la “tempesta di idee” vera e propria e i partecipanti esprimono liberamente le proprie opinioni senza essere influenzati da schemi o giudizi, il moderatore garantisce la parola a tutti, indirizza la discussione sui temi salienti quando si perde il focus e prende nota di tutti gli imput, anche quelli che sul momento possono sembrare banali e poco utili.

Questo è un processo che ha l’obiettivo di innovare quindi è importante inserire delle componenti ludiche per creare un clima più informale e stimolare idee dirompenti.

  • Sum-up

In conclusione è necessaria una fase per tirare le somme e analizzare nel dettaglio le idee emerse considerando vari punti di vista, valutarne fattibilità, punti di forza e debolezza; solo a quel punto è possibile scegliere le idee da approfondire o implementare tenendo conto sia degli aspetti strategici che di quelli creativi.

Durante il prossimo brainstorming prova a seguire queste linee guida, siamo sicuri che potranno aiutarti a raggiungere grandi risultati.